Almanacco
della Scienza, N. 8, 30 aprile 13 maggio 2008
Per una menopausa informata
di
Luca Trombella
Migliorare la qualità della vita, abbattere i costi a carico del servizio
sanitario nazionale. E, soprattutto, favorire una scelta
libera e consapevole da parte delle donne. Ancora oggi
sulla menopausa s’incrociano tabù e scarsa informazione:
troppo spesso liquidata come evento naturale e
fisiologico, essa è invece una concausa di molte malattie
invalidanti a carico delle donne più anziane,
dall’osteoporosi ai problemi cardiovascolari. Patologie
che, con un’adeguata prevenzione e un corretto stile di
vita, potrebbero invece essere assai più contenute.
“Dalla fine dell’Ottocento a oggi, l’aspettativa di vita
della donna dopo la menopausa è passata da 15, 20 anni a
oltre 34”, osserva Silvia Maffei, dell’Istituto di
fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa e responsabile di
Endocrinologia cardiovascolare ginecologica della
Fondazione ‘Monasterio’. “In pratica, le donne in
menopausa hanno davanti una seconda vita: che debbono
poter affrontare con il supporto di informazioni mediche
semplici ma accurate. Secondo recenti indagini, la
percezione che hanno le donne delle principali cause di
morte in postmenopausa è lontanissima dalla realtà: oltre
il 60 per cento del campione intervistato individua nel
cancro la patologia più rischiosa, quando in realtà esso è
responsabile di meno del 20 per cento dei decessi.
Assolutamente trascurato, invece, il rischio
cardiovascolare: percepito solamente dal 7 per cento del
campione, ma responsabile, direttamente o indirettamente,
del 44 per cento delle morti”.
Per tentare di colmare le lacune informative sui problemi
della menopausa, la dottoressa Maffei ha offerto il
proprio contributo alla campagna promossa dalla
Commissione pari opportunità della Provincia di Livorno,
che nei giorni scorsi ha chiamato a raccolta le principali
esperte nazionali del settore: il materiale informativo è
disponibile sui siti Internet
www.manidistrega.it e
www.salutedonna.eu.
“Alimentazione e stile di vita non costano nulla”,
aggiunge Maffei, “eppure sono i principali strumenti della
prevenzione. Gli sviluppi delle ricerche mediche
incoraggiano anche il ricorso alla terapia ormonale
sostitutiva in postmenopausa. Lo studio Whi (Women's
Health Initiative), che per anni ha terrorizzato le donne
sul ricorso a tale terapia, è stato più volte rivisto e
adeguato: oggi i medici specializzati sono in grado di
formulare con chiarezza le indicazioni per la terapia
ormonale e somministrare dosaggi ‘personalizzati’ sulle
esigenze di molte pazienti”.