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29/04/2010 - ARTE E CULTURA
- Tea Party a Livorno
di Tiziana Etna
Abbiamo trascorso un pomeriggio insieme al circolo Pizzi d’Ardenza, un giovedì, con esattezza quello che precede la festa di Liberazione.
Lo scopo era di far apprezzare una buona tazza di tè. Lo specchietto per le allodole: un civettuolo incontro tra amiche, nel senso che gli inviti erano stati inoltrati solo alle femminucce, e avrebbe dovuto svolgersi avvolto in una stola di frivolo mistero, per concludersi con una ludica lettura delle foglie depositate sul fondo della tazza …e invece…?!!
A qualcuno l’infuso può non piacere, altri, pur bevendolo, possono non riconoscergli tanto fascino, ma nessuno può negargli la capacità di ispirare quel gesto rituale, che finisce inevitabilmente per riunire rendendo piacevole la conversazione (non a caso i paesi mediorientali offrono un bicchiere di tè per favorire la contrattazione).
La tavola rotonda, emblema di una conversazione equa, aperta e disponibile è stata disposta inconsapevolmente, quando nell’accomodarsi i tavolini apparecchiati singolarmente hanno preso la forma di un bel cerchio.
Per fortuna è arrivato anche qualche maschietto, eh si! C’era bisogno di un po’ di energia yang (per restare in tema); questione d’equilibrio!
In tale clima confidenziale ha avuto inizio il nostro tea time.
A questo punto sento doverosa una premessa: adoro il tè, anche per il suo gusto, per l’aroma ecc.. ma non è che lo bevo in ogni momento della mia giornata, quello è un rapporto esclusivo che ho con il caffè, però il tè l’amo per quello che rappresenta a livello simbolico, perché sono una tea lover's, ma prima di tutto mi riconosco in un’esoterista eclettica, una donna in continua ricerca di risposte ancestrali, ancora annaspate, ovviamente; e l’infuso, che è il risultato dell’alchimia tra i quattro elementi mi ha erudito sul concetto di ricercare nella semplicità; inoltre, prevede sempre un rito e mi offre una mantica in più, la lettura dei fondi, appunto.
Quindi come si dice a Livorno sarei stata tutta “ne’ mi’cenci” se avessi girato tavolino per tavolino leggendo il futuro come le dame del settecento. …E invece…dicevo, cosi riuniti in cerchio, quello che doveva essere un civettuolo pomeriggio tra amiche si è trasformato in un evento culturale.
Si può essere Tea lover’s per tanti motivi, il primo e probabilmente il più sensato, è perché si ha una forte sensibilità olfattiva e gustativa, un altro, come nel mio caso, perché nell’arte e nella storia che gravita intorno all’infuso si riscontra un insegnamento filosofico, un’azione sociale ed un potere rituale, un altro perché è salutista e lo apprezza per le qualità organolettiche, un altro è un botanico, un altro giramondo, un altro e altri ancora se ne possono trovare di motivi; fatto sta, che se si comincia ad apprezzarlo e consumarlo, si comincia anche a conoscerlo sotto di ognuno di questi aspetti.
Ecco che aver trascorso un pomeriggio informale tra amiche, per me prevalentemente nuove, ed aver potuto raccontare quest’arte millenaria lasciando qualcosa di più interessante che una scanzonata descrizione del futuro (comunque incerto), mi ha maggiormente gratificata. Essenzialmente l’attività che svolge
ONA Mikael Tealover's, associazione di cui faccio parte, è di organizzare, un angolo di teabreak all’interno di iniziative altrui o di ideare un teaparty, in altre parole un evento interamente gestito da noi dove l’intrattenimento può essere una serata magica con lettura del futuro o/e musica grazie ai ragazzi del Neptune studio. Un aspetto più culturale è dato dalle conferenze, dai seminari e dai percorsi di degustazione. Quello del 23 aprile è stato un melange di tutte le nostre attività e gli argomenti trattati: un meedle.
Abbiamo aperto presentando le cinque grandi categorie di tè: bianchi, verdi, neri, oolong e scented. La categoria è data da una diversa lavorazione, mentre il tè verde viene raccolto ed essiccato, il tè nero viene lasciato fermentare. Paragonandolo al vino abbiamo definito il tè oolong, il rosato del tè, diciamo che avendo una fermentazione parziale, mantiene le proprietà di un verde e acquista il gusto di un nero. Diversamente dal vino il tè più è giovane più è buono e la giovinezza è garantita dalle foglie apicali, ovviamente ultime nate e lasciate intere; i tè bianchi, in genere, sono i più pregiati per questo. Gli scented sono foglie aromatizzate naturalmente, le foglie lasciate essiccare con fiori ne assorbono gli olii assumendo un delizioso profumo di fresco. Abbiamo parlato anche delle miscele e degli aromatizzati. La pianta appartiene alla famiglia delle camelie, camelia sinensis e camelia assamica, necessita di clima umido e viene tagliata ad un’altezza che permette il raccolto; potrebbe però, se lasciata crescere, raggiungere altezze considerevoli. Principali produttori sono India, Cina, Giappone, ma anche Kenia, Turchia, Nepal, Bangladesh. Abbiamo parlato dell’importanza dell’acqua, che deve essere depurata e a basso contenuto di calcio. La temperatura intorno agli 80° per i tè verdi e i 90° per i tè neri. La regolina “il tè fa la doccia e non il bagno” è sempre molto funzionale a descrivere il metodo di infusione del quale non ci siamo dimenticati di indicare i tempi: 2/3 minuti per i tè verdi giapponesi, ¾ per i cinesi, 3/5 minuti per i tè neri, le miscele, e gli aromatizzati e 8/10 minuti per i tè bianchi e gli oolong, gli scented 3/4minuti.
Per una corretta degustazione occorre ricordare che l’acido citrico uccide aroma e proprietà, quindi, è fortemente sconsigliato, meglio un tè già aromatizzato al limone o all’arancia. Il miele tollerato, il latte accettato solo nei tè neri e possibilmente dall’aroma e il gusto forti. Lo zucchero invece, andrebbe proprio abolito in particolari raccolti e contenuto nei tè neri in generale. In proposito sono stati presentati i vari tipi di cristalli di zucchero, che insegnano a non addolcire l’infuso, depositandoli sotto la lingua, permettono di cogliere aroma, gusto e retrogusto senza restare con l’amaro in bocca. Una bella domanda è stata fatta sul tè deteinato: il mio consiglio è una prima infusione a vuoto di 30-60 secondi, la teina è la prima a venire a galla, buttando la prima acqua ne sarà ridotto il contenuto dell’80%. Mi resta ancora un dubbio sul “bancha” macrobiotico: in passato avevo saputo che si trattava di tutt’altra pianta, scritta in modo diverso: ban-cha. Però chi me lo ha chiesto mi ha parlato di un tè di ramo dal nome kukicha e questo è un verde giapponese… Non lasceremo questo dubbio senza certezza. Il Bancha Fiorito, come sempre, ha rapito la scena e la lettura del tè ce la siamo proprio dimenticata.
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