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03/03/2010 - PERSONE
- Intervista a Emiliano Dominici
di Sandra Mazzinghi
Ho una grande amica, da una vita, che si chiama Monica e che per il mio compleanno mi ha fatto un regalo. Anzi due. Cosa c’entra con questa intervista? C’entra, eccome. I regali erano due libri. Che ho divorato in un pomeriggio, dopo la serata abbiamo festeggiato insieme i miei anni. La mia amica era molto felice di avermi regalato quei due libri, perché uno è il primo libro di suo fratello, e mentre scartavo il pacchettino scrutava con i suoi occhi scuri la mia espressione, l’altro è Siuski, una raccolta di racconti, fra cui, e spicca tra gli altri, anche quello di suo fratello. Il fratello di cui la mia amica è orgogliosissima si chiama Emiliano Dominici, livornese doc, e mi sembra di conoscerlo da una vita, perché Monica mi ha sempre parlato di lui con molto entusiasmo. “La fine soltanto”, è uscito a fine del 2009 ed già conosciuto da moltissimi.
I racconti di questo libro sono quadretti, e i personaggi sono subito entrati in feeling con me. Eppure avevo rimandato a comprarlo, questo libro, per pigrizia, perché ho cataste di libri da leggere e non ho tempo, ho sfiorato una sua presentazione alla Biblioteca Labronica a novembre, e un mese dopo al Centro Don Nesi in Corea. Ma poi Monica mi ha dato l’occasione di farmi conoscere quanto scrive bene suo fratello! E non solo scrive bene, ma ti accorgi che i suoi personaggi li incontri ogni giorno, sono accanto a te al mare, al lavoro, gente comune che incontri continuamente nella tua città, nella sua città: Livorno. Molti racconti sono intrisi di un’infinita tristezza, d’ironia tipica di noi livornesi, di una dolce malinconia, il tutto condito comunque di consapevolezza: che non siamo i soli a cui è capitata quella cosa o quell’altra. Non siamo soli ad essere tristi, e diventi amico di quei personaggi così normali, ma allo stesso modo speciali. Ho trovato inoltre molta poesia in questi racconti, la frase più bella, alla fine del racconto “Shopping”, secondo me, il più toccante… “La mamma gli accarezza la testa e lui apre gli occhi e la guarda. E al mondo non esiste altro.”
Ma adesso basta, è lui ora il protagonista di questa intervista, è lui che deve parlare!
• Tu scrivi e insegni? Non si campa di libri, vero?
Più che altro insegno e scrivo, perché l’insegnamento è l’attività che mi occupa di più e mi dà di che vivere, ma posso comunque dedicare varie ore della giornata alla mia vena creativa: scrivere racconti e canzoni, scattare fotografie, tenere un blog, fare spettacoli con i Loungerie, il mio gruppo di teatro-canzone…
• Parlaci di questo tuo bisogno di scrivere, quando è nato? Da cosa?
All’inizio non è stato un bisogno. E’ stato più un istinto. In seconda liceo l’insegnante di lettere ci diede un tema nel quale dovevamo inventare una storia con un finale a sorpresa. Da lì è nato il racconto “Decisioni”, che ho deciso di includere nella raccolta La fine soltanto, proprio come testimonianza dei miei esordi. Poi non ho più scritto niente fino all’università. Lì ho ricominciato, molto saltuariamente, ma è solo negli ultimi tre anni che la scrittura è diventata una costante. E che ha richiesto un’attenzione più profonda da parte mia, una ricerca di onestà da trasporre nella scrittura. Il bisogno di scrivere nasce dalla voglia di raccontare delle storie nelle quali esprimere la mia visione delle cose.
• Cosa sognavi di fare da grande?
Non avevo un mestiere preciso in mente, ma già dall’asilo ricordo che volevo fare una professione che avesse a che fare col creare (immagini, parole, musica…). Poi, da più grande, ho pensato al giornalista, al traduttore, al professore universitario… Alla fine è stato il lavoro a scegliere me, nel senso che ho vinto il ruolo di insegnante facendo, piuttosto di malavoglia, l’ultimo concorso per le scuole medie e superiori. Ero terrorizzato dall’idea di avere un lavoro fisso. Mi sono detto: “vabbè, proviamo…”. E poi, coi suoi pregi e difetti, mi deve essere piaciuto perché, dopo dieci anni, faccio ancora l’insegnante, una professione che comunque mi dà il tempo di coltivare le mie passioni.
• La cosa che ti piace di più di te stesso.
La curiosità umana e intellettuale.
• L’ispirazione per te è davanti alla tastiera oppure davanti a un foglio?
Davanti alla tastiera: è meno romantico ma più comodo.
• Una tua passione, oltre la scrittura?
Tra le tante, il cinema. Ho scritto una tesi di laurea e una di dottorato sui rapporti tra letteratura e cinema.
• I tuoi film preferiti?
Tra i primi che mi vengono in mente: Arancia Meccanica, Jules e Jim, Funny Games, Blow up.
• Tre libri da portare sull'isola deserta.
“La divina commedia”, perché oltre che bellissima è lunga e ricca di particolari, sicché mi durerebbe un bel po’; l’”Opera completa” di Shakespeare, più o meno per lo stesso motivo; e tra i moderni un piccolo libro a cui sono molto affezionato, “La bella estate” di Pavese.
• E il libro che tieni sul comodino?
Ho appena finito di leggere “The Dome”, di Stephen King, e lo consiglio a tutti. Ho scoperto King solo negli ultimi cinque anni, e ho letto solo gli ultimi romanzi che ha scritto. Capisco che sia famoso per essere uno scrittore horror, e chi non l’ha mai letto tende a snobbarlo. In realtà è stata una scoperta fulminante, è un bravissimo narratore, il suo ritmo incalzante toglie il respiro, i personaggi par di conoscerli nella vita reale, e i suoi romanzi, in profondità, hanno sempre qualcosa di filosofico, sono indagini sul senso della vita e dell’arte.
• Il cibo? Come te la cavi in cucina?
Me la cavo, soprattutto coi primi. A vent’anni ho vissuto un anno da solo in Inghilterra e lì, senza nessuno che cucinava, era bere o affogare. Ho imparato lì. Ma solo il necessario.
• Il capriccio che non ti sei mai tolto.
Visitare New York. Ma lo farò presto.
• Stai lavorando a un nuovo libro?
Vorrei scrivere un romanzo, ma in questo momento della mia vita non ho la pazienza e la costanza necessarie a farlo. Ho scritto e sto scrivendo dei nuovi racconti e, dall’uscita della raccolta “La fine soltanto”, ho aperto un blog omonimo a cui mi dedico quotidianamente. È un grande sforzo per me, ma mi è utile per comunicare con gli altri in modo più immediato e per sperimentare la mia scrittura.
• E il tuo blog? Dove lo troviamo?
Il mio blog, “La fine soltanto”, è su Wordpress e si può trovare all’indirizzo http://lafinesoltanto.wordpress.com/
• E sei anche su facebook?
Su facebook non ho un account “regolare”, ma una pagina dedicata a me con scritto Emiliano Dominici - scrittore, che mi fa abbastanza ridere. I miei alunni l’hanno scoperta e stanno diventando miei fans. Il che mi fa piacere, ma anche mi preoccupa un po’, vista la loro natura impicciona.
• Un saluto ai lettori di Livornononstop?
Certo, un saluto a tutti, spero che come me vi divertiate a indovinare il quiz fotografico alla fine della rivista. E se qualcuno di voi legge il libro, può farmi sapere cosa ne pensa scrivendomi sul blog.
E posso dirvi che per un pensiero a un amico non c’è regalo più bello del libro di Emiliano Dominici.
Nato a Livorno, dove vive, lavora, protesta e scrive, Emiliano Dominici è autore di racconti, poesie, testi teatrali, canzoni, fotografie, saggi letterari e cinematografici. Non è ancora riuscito a scrivere un romanzo, ma ce la farà. Coautore e interprete del gruppo di teatro-canzone Loungerie, insegna inglese per vivere e scrive per non dimenticare.
(Già pubblicato su Livornononstop di marzo 2010)
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