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02/06/2006
- COSTUMI E SOCIETA - Il nuovo governo: un coro unanime: sinistra, destra, sindacati, movimenti e personalita' della cultura esprimono 'delusione'
da "didonne.it"

La nomina di sei sole ministre nel governo Prodi ha suscitato larga insoddisfazione tra le donne

"Dove sono le donne nel governo Prodi?", si chiede Elettra Deiana, parlamentare di Rifondazione Comunista, che definisce "un risultato ben scarso" la presenza di "solo sei donne su un totale di 25 ministri" nel nuovo governo. Con queste nomine non si è raggiunta "neanche la percentuale sulla quale Romano Prodi si era impegnato: quel terzo del totale ancora lontano da un visione paritaria del ruolo delle donne nella politica istituzionale, ma che avrebbe potuto rappresentare un segnale di svolta importante". Secondo Deiana, "oltre alla scarsità delle presenza è particolarmente grave la non valorizzazione di competenze istituzionali largamente presenti nel mondo femminile". Cosa che, ha concluso, "emerge dall'attribuzione alle donne di ministeri senza portafoglio e complementari".

"Sono delusa, amareggiata e anche un po' incavolata": è la reazione di Pia Locatelli - europarlamentare della Rosa nel pugno, eletta nelle liste 'Uniti nell'Ulivo', e presidente delle donne dell'Internazionale socialista - dopo la notizia della scarsa presenza di donne nel nuovo governo. "In questo momento sono ancora molto delusa: non sto giudicando la squadra nel suo complesso, perché ci sono figure autorevoli a partire da Emma Bonino e Giuliano Amato, ma ancora una volta un impegno preso, una promessa per una presenza consistente e robusta di donne nel governo, è stato disatteso. E questo io, dalla coalizione di centrosinistra, da Prodi, proprio non me lo aspettavo. So che Prodi non ha deciso in autonomia la squadra - ha aggiunto - e che si tratta del risultato delle indicazioni dei partiti, ma nonostante questo sono delusa, amareggiata e anche un po' incavolata. Sono stufa di andare in giro per il mondo a dire che l'Italia, purtroppo, ha questa situazione anomala di deficit democratico. Accidenti, c'è un impegno chiaro, preso in campagna elettorale, per avere almeno un terzo di donne nel governo, e invece ci ritroviamo con sei donne su 25 ministri, e cinque su sei sono senza portafoglio". Questa situazione, per Locatelli, "è sintomo di un Paese arretrato, culturalmente e socialmente, di un sistema di uomini che non sanno rinunciare ai loro appetiti. Ci sono milioni di donne in giro per il mondo e per l'Italia, capaci di fare bene questo lavoro, ma si sceglie sempre un uomo. C'è un problema di una classe dirigente maschile che è assolutamente conservatrice negli atteggiamenti. Io ho fatto tanto perché vincessimo le elezioni, ho garantito la presenza delle donne; abbiamo lavorato, perché quando c'è da lavorare le donne ci sono: su dodici tavoli per il programma, sette erano guidati da donne. Uno ci sperava, e invece siamo state usate per lavorare e poi...". "Non so se mi viene da ridere o da piangere - ha concluso Locatelli - ma insomma sono proprio delusa".

"Faccio tanti auguri alle donne presenti nel governo. Sono certa che svolgeranno al meglio i loro compiti e si faranno valere", è l’annuncio di Elena Cordoni, deputata dell'Ulivo, che si dice comunque delusa dalla rappresentanza femminile all'interno dell'esecutivo. "Avevamo detto che il 30 per cento dei ministri sarebbero state donne e così non è avvenuto. E’ stata persa un'occasione per segnare una profonda innovazione e produrre una inversione di tendenza tale da portare l'Italia ai livelli europei. Propongo a Rosy Bindi di cambiare il suo Ministero per la Famiglia con un Ministero per le Famiglie". Secondo la deputata, infatti, così può assicurarsi la "consapevolezza di un pluralismo delle forme familiari presenti nella società italiana".

"Le donne al governo? Speravo di più", ha detto Marina Sereni, vicepresidente del gruppo dell'Ulivo alla Camera. Wanda Montanelli, responsabile nazionale del Dipartimento Pari Opportunità dell’Italia dei Valori a proposito del nuovo governo Prodi, che in campagna elettorale ha condotto un lungo e rischioso sciopero della fame proprio per richiamare l'attenzione delle forze politiche sul problema della sottrappresentanza femminile, afferma: "Francamente ci aspettavamo di più e di meglio. Dobbiamo invece prendere atto che le donne di questo esecutivo sono poche e in collocazioni inessenziali. E’ stata persa una grande occasione per segnare un’inversione di tendenza e portare l’Italia a livello dei Paesi più illuminati". La presidente del Comitato per Wanda Montanelli, Aura Nobolo, a proposito del nuovo governo Prodi ha dichiarato: "Donne come figlie di un Dio minore, donne in ministeri di serie B, donne ghettizzate e al di fuori di ogni potere di contrattazione. L'indignazione del Comitato per Wanda Montanelli, oggi Osservatorio per il Rispetto delle Pari Opportunità ha dovuto constatare - dopo tre mesi di sciopero della fame a staffetta, e i 27 giorni di digiuno della leader delle donne dell'Italia dei Valori - che le donne sono considerate alla stregua di una categoria sociale da accontentare con poco. Ed usiamo il termine ‘categoria’ per far notare come da destra a sinistra non ci siano poi grandi differenze sul tema delle pari opportunità. Le sei donne al governo meritavano di meglio. La grande esclusa - Luciana Sbarbati - meritava un Ministero di serie A".

Non mancano i commenti delle europarlamentari: "Il numero delle donne nel governo Prodi e il 'peso' dei ministeri loro assegnato sono risultati inferiori alle promesse. Non ci si aspettava che venisse seguito il modello spagnolo o scandinavo, ma nemmeno il 30% di presenza femminile, pure annunciato, è stato raggiunto", hanno detto Pia Elda Locatelli, Lilli Gruber, Marta Vincenzi, Luisa Morgantini, Donata Gottardi, Monica Frassoni e Pasqualina Napoletano, tutte dell’Unione. "Ancora una volta, apparentemente, la logica dei gruppi dirigenti della coalizione, troppo omogenei non solo per genere, ma anche per stile e cultura, ha prevalso sulla necessità di rappresentare il Paese reale, che è fatto di uomini e donne. Auguriamo senza dubbio 'buon lavoro' alle donne ministro, ma rileviamo che ancora una volta – hanno concluso – si perpetua un'anomalia italiana rispetto ai Paesi più avanzati socialmente e politicamente. Ribadiamo però che solo un sistema capillare di quote potrà davvero cambiare le cose anche nel nostro paese, come già avvenuto nei paesi più avanzati in Europa e nel mondo".

Furibonda Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna: "Sono indignata. Prodi ha fatto un pessimo governo e non ha mantenuto le promesse sulla presenza femminile. Su sei donne al governo, solo una, Livia Turco, ha un ministero con portafoglio, le altre cinque no". La presidente di Arcidonna trova anche "scandalosa" la distribuzione dei ministeri 'maschili': "Fioroni è di Scienza e vita e va all'istruzione dove non si capisce perchè non sia andata Rosy Bindi; Mastella alla difesa, dove sicuramente c'erano altri candidati più competenti". Per Ajovalasit si tratta di un esecutivo "fatto col vecchio manuale Cencelli, di basso profilo, con alcune eccezioni come Padoa Schioppa, D'Alema e Bersani. "Ci si aspettava una svolta e un governo di grandi competenze. E' un pessimo inizio per Prodi e assicuro che Arcidonna darà grande battaglia sin da domani. Prodi non può continuare a prendere in giro le donne italiane".

"Considero particolarmente grave che Romano Prodi non abbia mantenuto le sue promesse di valorizzazione della componente femminile all’interno del suo esecutivo". E’ quanto dichiara Stefania Prestigiacomo, ministra uscente perle pari opportunità, che ritiene "disattese" le promesse sulla qualificata presenza femminile nel governo Prodi. Secondo Erminia Mazzoni, vicesegretaria dell'Udc, "Prodi ha già tradito gli italiani con le sue promesse mancate. Vorremmo sapere cosa pensano della presenza femminile nel governo le colleghe Francescato, Bonino, Binetti e Finocchiaro, che nelle scorse settimane erano intervenute, minacciando battaglia se l'impegno non fosse stato mantenuto".
Le donne nel governo "sono ridotte ad una nota di colore", afferma Carolina Lussana, responsabile donne della Lega Nord, che ha aggiunto: "Auguriamo buon lavoro alle colleghe che faranno parte del Governo Prodi ma non possiamo non prendere atto che l'unico ministero importante è quello affidato a Livia Turco. Tutte le altre si devono accontentare di ministeri senza portafoglio. E' vergognoso che, al di là dei proclami, le donne siano state inserite in ministeri non decisivi. Addirittura è stato scorporato il welfare, e la famiglia, che aveva un ruolo centrale nel programma di Prodi, è stato affidato sì ad una donna ma è diventato un ministero senza portafoglio. Cioè senza alcun potere reale. Speravamo in una vicepremier donna con importanti deleghe e invece vediamo com'è andata. Persino la Bonino, che in passato era stata candidata per essere presidente della Repubblica si deve accontentare oggi – ha concluso - delle politiche comunitarie".

"Purtroppo la discriminazione di genere trova spazio sia nel centro destra che nel centrosinistra. E questo accade sia nella fase preelettorale, sia in quella delle trattative, sia in quella postelettorale che in quella della scelta dei rappresentanti del Governo. Nessun vicepremier donna, proprio come la CdL che oggi strumentalmente protesta, e una sola donna con portafoglio". E’ quanto dichiarato da Alessandra Mussolini, segretaria nazionale di Azione Sociale. "Prodi dice, offendendo tutto l'universo femminile, che sperava in più donne: doveva forse scendere qualcuno dal cielo per imporlo? Siamo nel medioevo avanzato, nel silenzio delle ancelle della sinistra che tacciono raccogliendo briciole disonoranti". Elisabetta Gardini, portavoce del Coordinamento nazionale di Forza Italia, ha detto: "Quanto a presenze femminili nel nuovo governo, Prodi dice che si aspettava di più. Ineffabile!. La serietà al governo si è già infranta sulla logica spartitoria che è prevalsa su tutto, confinando le quote rosa nell'area debole dei ministeri senza portafoglio. Ma anche Livia Turco si ritrova con il ministero della Salute, che dopo la riforma del titolo V, varato dalla sinistra, con le competenze date alle Regioni, non è più quel ministero pesante che era il ministero della Sanità. Un po' di felicità per tutti aveva promesso Prodi in campagna elettorale. Evidentemente la felicità non è rosa". Maria Ida Germontani, responsabile politiche femminili di An, ha definito una "prevedibile operazione di facciata malriuscita" la presenza nel governo di "sei donne ministro di cui cinque senza portafoglio".

Secondo la consigliera di parità nazionale Isabella Rauti, è un bene l’aumento delle donne nel nuovo esecutivo, ma "da un governo di sinistra francamente ci si aspettava di più. La percentuale di donne nell'attuale governo è comunque non superiore al 25%, che è più o meno quanto le controverse leggi sulle quote avrebbero determinato nella composizione delle liste elettorali. E' poi inferiore della percentuale indicata dalla comunità europea, che supera il 30%, ed è molto inferiore a quel 50% che garantisce la democrazia paritaria e l'equilibrata rappresentanza di genere". Parte male il governo Prodi per l’eurodeputata Adriana Poli Bortone, coordinatrice di An in Puglia, vicepresidente dell'Anci e sindaca di Lecce. Mancanza di "credibilità e sostanza" negli incarichi assegnati alle donne, la "mortificazione" di Emma Bonino a un "ruolo secondario", "la scarsissima presenza del Mezzogiorno", la previsione di un ministero in più rispetto al precedente governo, "la straripante presenza dei Ds", il non aver istituito un ministero delle aree urbane sono solo alcuni dei punti deboli indicati dall’esponente di An. "Noto la presenza di ben sei donne ma ben cinque senza portafoglio".

Per Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario, "è vero che Prodi in campagna elettorale aveva promesso almeno sei donne, ma si pensava per incarichi di peso, non a ministeri senza portafoglio. E' una cosa indecorosa aver confermato il ghetto delle donne assegnando loro i problemi sociali e della famiglia. Cos'ha di meno Lanzillotta rispetto a Di Pietro e Mastella? Per Bindi, poi, un'altra mortificazione, doveva andare alla sanità, poi all'istruzione, è andata a finire alla famiglia".

"Ancora una volta le donne restano deluse nelle loro aspettative. La ridotta presenza femminile nel Governo Prodi, meno di un terzo e 5 su 6 ministre senza portafoglio, dimostra che quando si tratta di passare dalle parole ai fatti ogni discorso di riequilibrio e di parità non riesce ad assumere la centralità più volte dichiarata della questione femminile nella politica italiana". E’ quanto dichiarato dalla segretaria confederale della Uil, Nirvana Nisi: "Pur riconoscendo il passo avanti, questo passo è troppo lento rispetto ad una discriminazione che continua a distinguerci in modo negativo rispetto agli altri Paesi europei". Renata Polverini, segretaria generale dell’Ugl, è delusa per la presenza "troppo esigua" delle donne nel governo Prodi. Polverini ha aggiunto che il neopresidente del Consiglio avrebbe potuto "quanto meno nominare un vicepremier donna. Sarebbe stato un segnale importante".

"Facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro alle donne chiamate a far parte del nuovo Governo, certi che con la capacità e la professionalità che le contraddistinguono sapranno garantire un valore aggiunto all'attività dell'esecutivo". E’ quanto affermato dalla segretaria confederale dell'Ugl, Marina Porro, la quale ha aggiunto che "resta tuttavia il rammarico di vedere un numero ancora esiguo di donne ministro e che si sia deciso di affidare loro per lo più dicasteri senza portafoglio tradizionalmente ritenuti più vicini alla sensibilità femminile. Non ci sarebbe dispiaciuto vedere una donna occuparsi di giustizia o di lavoro oltre che di famiglia e pari opportunità. Così come si sarebbe potuto dare un segnale più forte al Paese e all'Europa scegliendo una donna come uno dei due vicepremier".

Seppur accomunata da molti punti di sintonia con il programma dell’Unione, la Cgil, tramite la segretaria confederale Marigia Maulucci, ha fatto sapere che "non significa che saremo la stampella del governo. Il governo - ha proseguito - nei ministeri relativi alle condizioni di sviluppo del Paese è composto da personalità di grandissimo rilievo. Il programma di Prodi lo conosciamo e speriamo che i ministri comincino a lavorare il più presto possibile, perché i problemi sono tanti. L'unica cosa che amareggia è il fatto che nel governo, nonostante sia aumentato il numero delle donne, vi sia una concentrazione femminile eccessiva nei ministeri senza portafoglio. Per certi versi - ha aggiunto Maulucci – questo rappresenta un problema. La presenza di donne in ministeri chiave avrebbe potuto dare un contributo più significativo all'azione del governo".

Delusione è stata espressa anche da Rita Capponi, presidente del Comitato di pressione per le leggi paritarie: "Esprimiamo delusione e sconcerto per la presenza numericamente inadeguata di donne al governo ma ancor più perchè relegate in ministeri senza portafoglio, in barba alla valorizzazione dei talenti femminili più volte declamata dall'Unione. Una discriminazione rafforzata oltre che uno schiaffo al popolo delle primarie, cogliamo nell'esclusione dall'esecutivo dell'unica leader dell'Unione Luciana Sbarbati. A sinistra come a destra alle donne segreterie di partito non si riconosce pari dignità". Franca Chiaromonte, presidente di Emily Italia, va in controtendenza: "Ringrazio Prodi per aver mantenuto l'impegno di avere un cospicuo numero di donne nel governo,anche se avremmo voluto che la presenza femminile fosse maggiormente valorizzata". Anche Flavia Prodi, moglie del Presidente del Consiglio, ha laconicamente dichiarato: "Si può dare di più".

La letterata e scrittrice Maria Luisa Spaziani ha detto: "Nella mia qualità di cittadina e di esponente della cultura che segue con particolare attenzione le vicende attinenti alla formazione del nuovo governo, con particolare riferimento alle componenti che attengono alla mia valenza professionale e creativa, non posso fare a meno di manifestare una sentimento di inquietudine. Pur comprendendo i delicati equilibri che presiedono alla istituzione di una compagine governativa, non posso fare a meno di sottolineare che, soprattutto in alcuni comparti che riguardano i settori della istruzione e della cultura, che più incidono sulla formazione delle coscienze e quindi sulla società del futuro, occorrerebbe contemperare il pur indispensabile bagaglio di ordine politico con un equivalente bagaglio di professionalità specifica. Occorrerebbe inoltre maggiore determinazione e concretezza, come da lungo tempo e da più parti auspicato, per attribuire alla componente femminile dei ruoli adeguati che traducano le pari opportunità in comportamenti conseguenti e non in mere dichiarazioni di principio.

L’Associazione Letteraperta presieduta da Daniela Brancati ha fatto sapere: "Solo sei donne su 25 ministri e, fra queste, solo una 'con portafoglio'. La formazione del governo Prodi non tiene conto delle aspettative delle donne. Ancora una volta, il ruolo delle donne ai massimi livelli delle istituzioni è stato relegato in posizione secondaria. Rimarchevole, poi - continua Letteraperta - la scelta di scorporare dal dicastero del Welfare la delega sulla Famiglia, posizionandola sì in un proprio ministero, ma senza portafoglio. Una scelta che fa immaginare anche politiche scarsamente sostenute da adeguate risorse. Meno di una donna ministro su quattro ci sembra ancora troppo poco, in un Paese dove l'elettorato è al 54% femminile. Purtroppo siamo ancora lontani dalla Spagna e dal Cile, e ancora una volta ci tocca constatare che agli uomini va il portafoglio e alle donne la borsa vuota".

Per Chiara Saraceno, docente di Sociologia della Famiglia all'Università di Torino, "è una grande presa in giro, dopo quella delle nomine istituzionali, è un'ulteriore presa in giro. Mi vergogno a spiegare alla gente come è fatto il mio paese, ma non solo per il problema donne". C'è anche infatti, per la Saraceno, "la questione dell'elevata età del presidente del Consiglio, dell'intera classe politica, la gerontocrazia al maschile: mi sto quasi per trasferire a Berlino, per lavoro. Non è questione di quote rose, il problema è il monopolio maschile, come dico spesso le cosiddette 'quote blu'. Sono gli uomini i veri guardiani dei cancelli". "Nel centro-destra, - ha spiegato Saraceno - sebbene sia ugualmente fatto di soli uomini, anzi di un solo uomo, sono furbi, perché le donne che hanno, decidono di renderle visibili, come è stato con la neo vice-presidente alla Camera Giorgia Meloni. Queste sei donne diventate ministro dovrebbero mandare un segnale chiaro che faccia intendere il loro malcontento".

Le donne di Usciamo dal silenzio, "quelle della grande manifestazione del 14 gennaio a Milano, incontrando l'8 marzo le candidate e i candidati eleggibili dell’Unione avevano detto: ‘vigileremo, non firmiamo cambiali in bianco’. Ancora una volta, sembra di stare nel vuoto, non in Europa. Avevamo visto e commentato che la fase di elezione delle cariche istituzionali aveva cancellato, ignorato l’idea che fosse possibile proporre una donna. Abbiamo visto, nei momenti di maggiore tensione dentro l’Unione comparire, col solo fine di scompaginare il gioco, candidature femminili non sostenute nemmeno il tempo necessario perché la notizia arrivasse ai media senza smentita. Ora la lista dei Ministri: la distanza tra la proposta del Governo e l’equa rappresentanza è siderale! Lo dicono i volti, i numeri e i lineamenti di questo esecutivo: nessun segnale di innovazione e di discontinuità, una rappresentazione pressoché maschile che prefigura un'azione di Governo assai lontana dalle nostre aspettative. Una sottovalutazione o una conferma del clima oscurantista che in questi anni si è costruito sul corpo e sul pensiero delle donne?". "Vorremmo - continuano le donne di Usciamo dal silenzio - che ci venisse evitata qualche nuova affermazione sul grande valore, sulle percentuali o sulle quote. Perché non dire che sentiamo una profonda umiliazione non solo rispetto alle promesse fatte, evidentemente non in nome di un progetto politico ma solo alla ricerca del voto delle donne, ma anche rispetto al protagonismo che le donne italiane hanno portato in piazza in questi ultimi mesi? Ancora: pari opportunità sarà l’interpretazione ‘moderna’ della questione femminile, ennesimo alibi che non affronta il nodo della relazione di potere tra uomini e donne? A chi pensano di rispondere istituendo un nuovo Ministero, quello alla famiglia, che ignora da un lato i diritti dei soggetti e dall'altro la pluralità delle relazioni tra le persone? Ma di quale società si parla? Si è persa una fondamentale occasione ed allora, basta promesse. Abbiamo solo una richiesta che rivolgiamo alle eleggibili incontrate l’8 marzo: quando si decideranno a parlare? Dove l’indignazione? Come pensano di darsi e darci forza se la stessa cancellazione delle donne dalla politica non suscita la loro reazione?". (tratto da DW Press numero 109 del 18 maggio 2006)

(Tratto da www. didonne.it , l’immagine invece è presa dalla Nazione)


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