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24/01/2005
- COSTUMI E SOCIETA - Perline*, rosari e komboloi.
di Laura Schiavoncini

Una perla o perlina è un piccolo oggetto spesso tondeggiante, con un buco nel quale si può infilare una cordicella. La cordicella si può appendere al collo, alle orecchie, ecc. E’ così semplice e ovvio che le perle hanno da sempre inondato la vita dell’umanità, l’hanno accompagnata dovunque, e l’umanità non sempre se ne è accorta. Le dà per scontate, o le relega nella sfera della vanità delle donne: fanno parte della nostra voglia di perdere tempo, di attardarci nei dettagli e nei colori, alimentano il nostro vezzo-vizio di non contentarci mai dell’essenziale, di occuparci sempre del marginale, del decorativo. Allora ci si comincia ad accorgere delle perle quando ci si comincia ad accorgere delle donne, delle loro passioni, del loro lavoro e della loro capacità di produrre bellezza. Perfino una donna brutta sa produrre bellezza! Questo è davvero inconcepibile…
Allora ci si accorge che perle e perline non sono solo un appannaggio femminile, ma che in tutto il mondo sono assai amate dai maschi, specialmente quando sono un segno del potere: guardate gli ornamenti ricamati di perline dei capi Yoruba, o la grande perla (perla vera, marina!) che pende dall’orecchio sinistro del re Carlo I d’ Inghilterra nel ritratto di Van Dyck (poi se ne andarono perla e orecchio con tutta la testa). Il simbolo dello status. O le perline tessute dalle “native” americane intorno ai sonagli del rito del peyote. Accompagnavano la trance del danzatore, e il contatto con il soprannaturale. Le ragazze zulu tessono con le perline di vetro le “lettere d’amore”, collane che regalano ai loro ragazzi; ogni colore o forma è un codice, e il giovanotto porta al collo il messaggio dell’ innamorata. Le brevi stringhe di komboloi si vedono ormai raramente roteare fra le mani dei maschi greci, ma sono loro riserva. (Quando mai una donna ha avuto il tempo di tenere una mano occupata a giocare con un antistress?). Pare che solo la Melina Mercouri esibisse questo simbolo nazionale così virile.
“ Le perle si trovano dovunque. Non esiste popolo che non ne abbia. Non esiste probabilmente nessun paese nel quale non vengano prodotte. .. Il commercio delle perle è antico di decine di migliaia di anni… Se pensate che ciò che è successo molto tempo fa oggi non ci riguardi più, ripensateci” (Peter Francis Jr., Beads of the World, 1999).
Ornarsi con oggetti colorati esprime certamente la necessità di dare messaggi, ma credo che appendersi al collo una conchiglia o un vetro colorato esprima prima di tutto un rapporto amichevole e rassicurante con la materia e il mondo. Forse è il primo riconoscimento che la natura è bella e che ci si può anche giocare, oltre che mangiarla o esserne mangiati.
“Le perle ti calmano, e ti danno piacere. Solo guardarle e maneggiarle dà un senso di pace. Non ho avuto una vita facile, ma ora ho ottanta anni, e così sono contenta anche solo di essere qui. E sono le perle che in qualche modo mantengono il mio interesse per la vita.” (The bead is constant, Ghana University Press, 2003). Parla Esther Esi Degbor, commerciante di perle di vetro in Ghana, una delle moltissime donne che nel mondo legano la propria vita alle perle. Altre donne fabbricano le perle, altre le tessono o le ricamano in lavori di straordinaria bellezza. Penso alle meravigliose bambole sudafricane fatte di perline, piene di grazia e di umorismo. Molte donne dell’ Africa, dell’ Asia, dell’ America Latina scommettono sul lavoro artigianale l’autonomia, il reddito, la dignità. Il loro lavoro non deve essere a buon mercato. Cerchiamo di conoscerlo.

(* In questo testo la parola “perla” sta a significare qualunque piccolo oggetto ornamentale forato, e non la perla prodotta naturalmente dai molluschi bivalvi. L’ italiano non dispone di una parola utile e precisa come l’inglese “bead”. )
(Se volete saperne qualcosa di più, scrivetemi a laura@materiacheride.com, o visitatemi a www.materiacheride.com. Scrivetemi su perle, tecniche d’arte, libri o siti web.)


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